“Storia di due donne e di uno specchio”: un romanzo tra sogno e realtà

KRZ 15

[Loreta Minutilli recensisce “Storia di due donne e di uno specchio” sul sito Il rifugio dell’ircocervo]

Due donne, una città dai contorni sfocati, l’adolescenza, l’età adulta, un sinistro parco giochi, una casa abbandonata, un bagno, uno specchio, molti dettagli e molti non detti: sono questi gli ingredienti principali di Storia di due donne e di uno specchio, l’ultimo romanzo di Edoardo Zambelli recentemente pubblicato da Laurana Editore.

È difficile spiegare di cosa parli questo libro: di tanto in tanto gli eventi si sovrappongono, si ingarbugliano, cancellano le impressioni precedenti come al risveglio da un sogno, al punto che è impossibile distinguere cosa è accaduto veramente e cosa viene solo immaginato.Le uniche costanti, in questo complicato processo, sono Marta e Alessandra, le due donne del titolo: anche loro, tuttavia, sono sfuggenti, la loro età e il loro legame cambia tra la prima e la seconda parte del libro, il tempo che passano insieme è dilatato e sparpagliato.

Quando si legge Storia di due donne e di uno specchio non ha senso, dunque, concentrarsi sul mero susseguirsi degli avvenimenti, ed è per questo che non vi parlerò della trama: basti sapere che è la storia di due donne che cercano insieme un modo per affrontare la vita. Quel che è invece interessante è il come viene raccontato il rapporto tra le protagoniste.

L’autore adotta un approccio al racconto onirico e surreale, pur avvalendosi di uno stile semplice, lineare, attento ai dettagli della vita quotidiana. Se i gesti delle protagoniste sono dunque descritti con dovizia di realismo e precisione e il contesto in cui si muovono è vicino, quotidiano e tangibile, gli eventi che le travolgono sono invece privi di senso apparente, valicano il confine tra sogno e realtà.
Così un parco giochi deserto in cui ritirarsi a pensare si trasforma in poche righe in un passaggio per un’altra dimensione, forse per un altro tempo, una vecchina chiacchierona diventa una terribile strega e la memoria finisce per confondere vero e immaginario in un groviglio indistricabile.

Il contrasto fra la precisa ricchezza di dettagli della prosa e il contenuto onirico dell’opera ricorderà agli amanti del genere lo stile di Murakami, nonostante quest’autore non venga mai citato esplicitamente – si nomina invece più volte Sonno profondo, romanzo di un’altra autrice giapponese, Banana Yoshimoto.
In realtà tutto il testo è ricco di riferimenti letterari e cinematografici, primo fra tutti quello a Attraverso lo specchio e Alice nel Paese delle Meraviglie, di Lewis Carroll, passando per La donna che visse due volte di Hitchcock.

La ricchezza di materiale a volte rischia di debordare dalla pagina scritta e di travolgere il flusso della storia, rallentandolo e confondendo chi legge: se infatti è vero che l’approccio giusto per un romanzo del genere non è certo quello di chi vuole capire tutto ciò che è scritto, va anche detto che il gran numero di personaggi, di cui è spesso difficile individuare il ruolo nel disegno complessivo, distrae il lettore e appesantisce la trama. Ha questo effetto, ad esempio, l’amicizia tra Marta e Claudia, mentre risulta interessante e ben inserito il personaggio di Stefan.

Storia di due donne e di uno specchio  è una storia che parla di inadeguatezza, solitudine e amore in tutte le sue forme, e lo fa attingendo alla tradizione di un genere weird, onirico e surreale in cui si colloca degnamente nonostante qualche lungaggine. Se cercate una lettura scorrevole e coinvolgente non resterete delusi.

(Loreta Minutilli)

[Per leggere la recensione su Il rifugio dell’ircocervo]

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