Un mondo di specchi e misteri, nel nuovo romanzo di Edoardo Zambelli

Museo Thyssen- Bornemisza
Francis Bacon, Portrait of George Dyer in a Mirror, 1968

[Gianluca Barbera recensisce Storia di due donne e di uno specchio su Letteratitudine]

Quella di Zambelli è una scrittura limpida e onirica. Tutto è chiaro eppure niente è come che sembra. Ancora una volta, dopo il romanzo d’esordio “L’antagonista”, l’autore di Cassino sfodera una storia densa di misteri, doppifondi, figure perturbanti e specchi che moltiplicano la realtà.
Due donne di età differenti si incontrano, diventano amanti, affrontano insieme gli spettri del passato. Nella vita di una, un vuoto di memoria che riguarda i primi diciotto anni complica le cose. Senza contare la comparsa di un uomo che inizia a ossessionarla con foto, lettere e improvvise apparizioni. Nella vita dell’altra, che è stata a lungo lontana da casa a causa di un padre che ora è inchiodato su una carrozzina (ma non solo), s’intrufolano inquietanti sogni che minacciano di diventare realtà. Poi come in un gioco di specchi i personaggi si sdoppiano, assumendo nuove identità, interpretando nuovi ruoli, come in un mondo parallelo. Case che appaiono e scompaiono, tubi colorati che fungono da varchi spaziotemporali, musiche che risuonano allusivamente. Un romanzo di spettri che non si decidono a rivelarsi. E quando lo fanno sono esattamente come noi. O forse persino più veri degli uomini in carne e ossa. C’è nell’aria l’impalpabilità di “Giro di vite”. Zambelli è il più hitchcockiano tra gli autori italiani. Ma anche i rimandi a Lynch sono ovunque. O quelli ad “Alice nel paese delle meraviglie”. Un romanzo che custodisce i suoi misteri fino in fondo, lasciando al lettore il compito di rimettere insieme i pezzi.
Ma su tutto regna la lingua, che Zambelli distribuisce con pennellate leggere e precise. Ci sono diverse ragioni per leggere i suoi romanzi: la prima è la forza di suggestione della sua scrittura, la sua capacità di proiettarti in una realtà fatta di echi da altri mondi, di improvvisi disvelamenti; una scrittura che richiama in qualche misura le atmosfere di celebri versi di Montale: “Vedi, in questi silenzi in cui le cose / s’abbandonano e sembrano vicine / a tradire il loro ultimo segreto, / talora ci si aspetta / di scoprire uno sbaglio di Natura, / il punto morto del mondo, l’anello che non tiene, / il filo da disbrogliare che finalmente ci metta / nel mezzo di una verità”.
Una lettura consigliata.

[Per leggere la recensione su Letteratitudine]

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