“Un labirinto di emozioni vere…”

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[Antonio Pagliuso recensisce Storia di due donne e di uno specchio su Piego di Libri]

Non è un autore che ama lasciarsi decifrare con semplicità Edoardo Zambelli, messicano di nascita e ciociaro d’adozione. Zambelli è autore di Storia di due donne e di uno specchio, edito da Laurana Editore, un romanzo che più che un romanzo è un dedalo di storie, di ricordi, immagini oniriche riconducibili tutti a due donne, Marta e Alessandra, le due donne davanti lo specchio, appunto, adulte, talvolta adolescenti, amiche prima, amanti poi, sfuggenti prima di tutto, come può essere una immagine riflessa alla superficie di uno specchio.

La vicenda, o le vicende, si svolge tra Ospedaletto, nel Vicentino, e Bari, dove le vite dolorose e venate di mistero di Marta e Alessandra si intrecciano con quelle dei co-protagonisti, Claudia, Stefan, Ethan, una vecchia sadica e molti altri che compaiono e scompaiono, come fantasmi all’interno della trama.

«Non so per quanto tempo rimango così, senza pensieri. So solo che adesso sono davanti allo specchio – non ricordo di essere uscita dalla doccia, di aver chiuso il rubinetto –, e guardo il mio corpo nudo e gocciolante, guardo la macchia nera che dall’ascella sinistra s protende, sfiorando la curva del seno, fino al fianco.»

Il groviglio nel quale si muove il romanzo si avvale di atmosfere ambigue e mai troppo chiare e di rimandi cinematografici e letterari come La donna che visse due volte (Vertigo) di Alfred Hitchcock e i classici di Lewis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò nel quale lo specchio assume più che un semplice valore simbolico.

Ma Storia di due donne e di uno specchio è un labirinto di emozioni vere, loro sì, che l’autore riesce a trasmettere con forza nel lettore:

«Le giostrine sotto la pioggia mi fanno tristezza, perché è come se fossero state private della loro funzione. Una promessa di divertimento che non può essere mantenuta. Rimango quasi un’ora qui seduta, senza pensare a nulla in particolare. Guardo le giostrine e a tratti rivedo dei momenti passati lì molto tempo prima. […] Se da un lato il parco sotto la pioggia mi intristisce, dall’altro mi dà una sensazione di pulito, come di qualcosa pronto a ricominciare daccapo.»

Un romanzo scorrevole e dalla lettura agile, nonostante la trama enigmatica. Edoardo Zambelli, al secondo romanzo con Laurana dopo L’antagonista uscito nel 2016, riesce a librarsi nella rete da lui imbastita con una prosa profonda e venusta che lascia quasi il dubbio, anche al lettore esperto, che a scrivere sia una penna maschile, il che rappresenta una bella lusinga per lo scrittore, senza alcuna deriva discriminatoria.

[Per leggere la recensione su Piego di Libri]

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