“La perfezione” di Raul Montanari

195044241-d1a2b894-7c7d-4995-84cb-0393975a36d5

[Questa recensione è apparsa su Vibrisse, bollettino di letture e scritture a cura di Giulio Mozzi]

La perfezione, di Raul Montanari, è uscito la prima volta nel 1994 per Feltrinelli e lo ripropone adesso Baldini e Castoldi, in un’edizione rivista dall’autore. Non ho letto il libro quando è uscito, l’ho fatto solo adesso, e l’ho trovato splendido.

In un breve saggio del 1972, Notes on film noir, Paul Schrader affermava che il noir non è un genere, non è definibile attraverso convenzioni narrative – siano queste l’ambientazione, i personaggi, il tipo di conflitto; si tratta piuttosto di un tono, uno stile visivo che può impregnare ed attraversare qualunque genere. Questa considerazione è, a mio parere, validissima anche per la letteratura, e viene utile anche per operare una veloce differenziazione tra il noir e il giallo, dato che spesso si tende a pensarli simili, se non addirittura a pensarli come sinonimi. Il giallo è un genere, necessita di precisi elementi per definirsi tale: omicidio, indagine, risoluzione. Certo, è pur vero che vi sono stati – e vi sono ancora – autori capaci di giocare che questo schema e piegarlo ad altri risultati, basti pensare a Todo Modo di Sciascia o La Promessa di Dürrenmatt. Il giallo – giusto per darne una definizione veloce e superficiale – è il tentativo di ricomporre l’ordine che è stato compromesso dal fatto delittuoso, e può muoversi e funzionare solo a patto di rispettare determinate convenzioni. Anche gli autori che ho citato prima ne hanno fatto uso, e solo per dimostrare l’impossibilità di restituire al mondo quell’ordine che il giallo si propone di ristabilire. Di tutto questo, il noir non ha bisogno, si muove anzi in una direzione quasi contraria. Anche quando ha il proprio motore nell’investigazione, questa – e soprattutto il suo scioglimento – non si configura come un ripristino di un ordine, al contrario, è l’affondare in un mondo nero, in un mistero che conserva il proprio segreto. Un esempio su tutti: il Marlowe di Raymond Chandler. Indaga, sì, ma è più un fluttuare negli eventi, è più controllato che in controllo, e partecipa della stessa confusione del lettore. Si muove, per così dire, nel caos. Ecco, allora, per concludere direi così: il giallo è sempre il tentativo di rimettere in ordine il mondo, il noir invece ne celebra il disordine.

Di tutto questo discorso sul noir, La Perfezione è un esempio ideale.

La si potrebbe dire, molto semplicemente, la storia di un’attesa: attende Willy l’olandese e attende anche il ragazzo col volto sfregiato. Di loro non sappiamo nulla, né cosa attendano di preciso né da dove vengano. La tensione del libro è generata anche da questa omissione, da un racconto giocato tutto in divenire, senza mai spiegarsi: i fatti accadono, uno dietro l’altro, in un luogo e un’atmosfera quasi indeterminati, vaghi, dipinti con poche, essenziali pennellate.
Che i due protagonisti siano dei criminali – almeno, a quanto ci è dato intuire con l’andare del racconto – è una faccenda che passa in secondo piano, il fatto importante è che in qualche modo si cercano. E allora la bravura di Montanari sta tutta nel costruire tensione quasi sul nulla: sul tempo che il ragazzo sfregiato passa in casa, assieme a pezzi di ricordi, con i rumori prodotti dalla nonna che traffica per casa, ascoltandone i discorsi con una zia, discorsi che spesso lo riguardano; o sulle mattine di pesca dell’olandese, sui suoi silenzi. Entrambi, in questo paesino sul lago, sono allo stesso tempo conosciuti ed estranei, si portano dietro un alone di novità e mistero, ma anche vecchie storie sepolte eppure mai scordate.

Da contorno ai due protagonisti ci sono altrettante figure femminili, di cui per la verità solo una ha una presenza un poco più corporea. Adriana infatti non solo è spesso in scena – l’arrivo dell’olandese lo vediamo attraverso i suoi occhi -, ma ne ascoltiamo anche i pensieri, le aspirazioni e i turbamenti, seguiamo il divenire del suo rapporto con l’olandese, di cui in certo modo determinerà il destino. L’altra donna invece è una figura vista sempre e solo dallo sguardo di un altro, il ragazzo sfregiato la osserva in tralice dal suo balcone, spesso gli riesce di vederne solo dettagli – i piedi, le gambe -, o al limite ascoltarne i suoni. Più un fantasma, quindi, che una vera e propria presenza, quasi il simbolo di tutto ciò che il suo volto sfasciato gli nega: il calore di un amore.

Il racconto procede per addizioni minime, ad ogni capitolo si ottiene un pezzetto in più dei personaggi, fino al finale che è a tutti gli effetti una resa dei conti. La scrittura è tesa e intensa, ricca ed elegante, dal forte impatto visivo. Nella bandella del libro, per tentare di darne un’idea, si fa il nome di Dürrenmatt, ed è in parte un paragone azzeccato, se di Dürrenmatt si prende in considerazione l’assurda geometria di eventi fortuiti che sconvolgono la logica del racconto – si pensi al già citato La promessa, ma anche a Il giudice e il suo boia. Tuttavia, un po’ per tutte le caratteristiche di cui ho già detto, a me ha ricordato molto di più i romanzi noir di Simenon – non quelli con il commissario Maigret, per intenderci -, gioielli come L’uomo di Londra, Luci nella notte, La neve era sporca. Detto questo, a distanza di tanti anni dalla sua prima pubblicazione, credo che il libro di Montanari – e insieme la sua intera carriera – non abbia più bisogno di paragoni: assomiglia a un libro di Raul Montanari, e questo è il miglior complimento che gli si possa fare.

[Per leggere la recensione su Vibrisse]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: