“Un oggetto unico e anomalo nella letteratura italiana”

di Edoardo Zambelli

[Questo articolo è apparso qualche giorno fa in TodoModo.Club – Cronache del divenire].

md18651518620Un’avventura nelle pianure della mente. Questo, riprendendo un breve passo del romanzo, è a mio avviso il miglior modo per definire La Taverna del Doge Loredan, terzo libro pubblicato da Alberto Ongaro.

In primo luogo perché è un libro sul leggere, racconta infatti, almeno in superficie, la storia di un uomo che legge un libro. E la lettura è, in fin dei conti, un’avventura della mente.

In secondo luogo perché la storia raccontata fa leva su tutto un immaginario che va dalla letteratura fantastica a quella d’avventura, incrociando continuamente i generi, riempiendo la trama di simboli – ci sono un doppio dispettoso, la statua di cera di una donna in una stanza deserta, corvi parlanti, mostri metaforici che diventano reali -, facendo fare al lettore continui salti avanti e indietro da una Venezia contemporanea (contemporanea per il 1980, anno di pubblicazione del romanzo) alla Londra del settecento.

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